
Gennaio non è il demone, è che ti fissi troppo su quel cellulare!
Un articolo per chi ha un negozio fisico e ha le scatole piene di comunicare perchè si deve
Gennaio e febbraio sono mesi strani, che godono quasi di una cattiva reputazione tra i negozianti. Sono i mesi in cui per tutti voi negozianti sembra che tutto si fermi, in attesa di non si sa bene cosa.
Dopo il trambusto di dicembre, arriva il silenzio, i conti da fare, le rimanenze da sistemare, i saldi da gestire e le prime ricorrenze dell’anno bussano già alla porta mentre la testa è piena di tutto altro (ciao San Valentino e Carnevale, vi vediamo ma facciamo finta di ignorarvi).
E insieme a questo dentro ai negozi arriva una sensazione difficile da spiegare: stai lavorando tanto, ma non sembra muoversi nulla.
Ne sento parlare ad ogni consulenza di INNESTO. Nei mesi lenti il corpo se ne accorge prima della testa. Hai mai notato come il tuo stesso corpo reagisce in maniera diversa in questo periodo? Ti muovi uguale, fai le stesse cose, ma con una fatica diversa. Non è stanchezza da corsa, è stanchezza da ristagno. Quella che non ti fa dire “sono stanca”, ma ti fa andare più piano senza accorgertene.
I guru dei social urlano a gran voce che è questo il momento di approfittarne per accellerare. Il contenuto giusto, questa fantomatica strategia che sembra che se non l’hai fatta non sei nessuno e un po’ di euro sul “promuovi post” che non guastano.
Ma se hai un negozio lo sai bene: la realtà è diversa e ben più complessa.
E ne avevamo già parlato qui 👈🏻
Il problema non sta in questi due poveri mesi che sembrano così sbagliati, ma sta nel modo in cui li guardiamo.
Oggi ti voglio parlare proprio di questo: di cosa succede davvero a gennaio e febbraio e del perchè ti senti così in blocco. Ma soprattutto voglio parlarti di come l’inizio dell’anno può diventare un punto di partenza per la tua comunicazione, invece che un ulteriore motivo di stress.
Sei nel tuo negozio, il calendario segna gennaio oppure febbraio, e tutto ha un non so che di immobile. Il negozio è aperto, la luce pure (e lo sai perchè la paghi cara) e la merce è lì che ti fissa.
Eppure c’è qualcosa di diverso.
Dopo le corse di dicembre (e lo sappiamo che dal Natale ci portiamo pure dietro quella vocina “oddio quel babbo natale psichedelico invenduto mi fisserà fino all’anno prossimo”) arriva una specie di tempo sospeso, interrotto da inventari, resi, fatture, incontri col commercialista e camion da scaricare.
Sono mesi in cui in realtà tu lavori molto, ma si vede poco.
Dicembre risponde sempre.I clienti entrano, comprano, ringraziano. Vedi subito se qualcosa funziona.
A gennaio no. Fai le stesse cose, ma senza risposta immediata. E ci aggiungi pure lo shaker dei saldi, che iniziano quando hai ancora addosso i brillantini degli scatoloni di Natale e tanto quanto la pubblciità sui social, sembra che i saldi possano risolvere la pace nel mondo (e nel tuo fatturato). Ed è lì che inizia il dubbio, non perché stai sbagliando,ma perché stai lavorando senza eco.
Ed ecco da dove inizia il problema. Non è che non fai abbastanza, ma tutto ciò che fai non sembra tradursi in movimento.
Nei mesi pieni non c’è tempo di pensare troppo. Nei mesi lenti sì.
Le domande che rimandi tutto l’anno trovano spazio. Non perché ora siano più urgenti, ma perché finalmente non sei distratta dal rumore.
Il problema non arriva mai di punto in bianco. Inizia con piccoli segnali, quelli che faccio notare ai negozianti che cercano la retta via con INNESTO.
C’è quella vocina che ormai fa residenza nella tua testa che ti dice che “dovresti” pubblicare, e tu lo fai. Quando trovi il tempo.
Una foto rubata tra un cliente e l’altro, un articolo in promo perchè devi liberare quel posto, San Valentino che è già seduto davanti a te dicendo “pensi di ignorarmi avanti o iniziamo a parlare?”. Ogni anno arriva puntuale, coi suoi cuoricini e il rosso fuoco. Eppure riesce sempre a coglierti mentre fai altro. E allora fai ciò che riesci, mentre sei già piena.
2. Il secondo segnale è il confronto. Il confronto non arriva perché stai guardando troppo gli altri. Arriva perché stai guardando meno te. Quando il tuo lavoro non fa rumore, è facile che il rumore degli altri sembri più forte.
Prima tenti di ignorarlo, poi il negozio più vicino diventa la ricerca più ricorrente sui tuoi social. E anche quello un po’ più lontano.
E ne avevamo già parlato qui 👈🏻
Like, commenti, foto di negozi pieni. Ma non solo il tuo.
Inizi a chiederti se stai sbagliando qualcosa, ma non capisci bene cosa.
3. Terzo segnale? La frustrazione silenziosa.
Tu sai benissimo di avere prodotti validi, hai fatto scelte attente. Eppure sullo schermo di quel cellulare sembra tutto appiattirsi. Come se il tuo negozio diventasse un film in bianco e nero e pure muto.
Come se tutto sto carico non bastasse arrivano loro: i saldi.
Da una parte ti convinci di doverli fare a suon di “lo fan tutti”, ma dentro dai ammettiamolo, provi rabbia(anche se sempre meno di quella che ti assale a novembre con quell’inutile Black Friday). Perchè sai che ci sono persone che hanno aspettato lo sconto per comprare ciò che tu avresti voluto vendere a prezzo pieno. E ogni volta che cancelli il primo numero per mettere bello in evidenza quello scontato pensi subito a quanto tutto questo peserà non solo sulla tua cassa ma pure sul tuo magazzino.
Perchè tu sei nel mezzo di tutto questo. Scontare non è mai solo una decisione economica. È una scelta che tocca l’identità. Ogni numero che abbassi racconta anche quanto valore senti di poter difendere.
Tu che decidi cosa scontare, tu che decidi cosa lasciare a prezzo pieno, e sempre tu che ti rifiuti di svendere quel pezzo perchè in qualche modo lo senti parte dell’identità del tuo negozio, e ha valore.
Ma quanto spesso tutte queste scelte che tu fai in questo “periodo morto” restano nella tua testa?
Non diventano racconto.
Non diventano contesto.
E quindi, sui social, quel prodotto scontato è solo “uno dei tanti”. Quando invece, nel tuo negozio, non lo è affatto.
Te lo dico con onestà e un po’ di abbraccio virtuale: sei confusa, ma non perchè non sei capace. È perché ti hanno insegnato a guardare il punto sbagliato.
Ti hanno detto che il problema è:
(e ti dicono anche l’esatto contrario…i social sono morti, l’algoritmo non premia, l’intelligenza artificiale ti ruberà il lavoro…vado avanti?)
E io te lo dico molto chiaramente e serenamente: nessuno di questi punti è il vero problema. Il punto è da dove parti quando lo fai.
Ogni giorno nel tuo negozio tu sai leggere (e attenta perchè uso volutamente questo verbo) le persone che entrano, i flussi di clienti, i momenti vuoti, quelli pieni, la merce che va da sola e quella che va spinta.
Tu sai quando va rifatta la vetrina anche se non ne hai tempo e voglia, e sai anche quando quel fornitore non va più bene per il tuo negozio.
Sui social invece ti hanno convinta che devi inziare dal telefono perchè la soluzione è tutta là dentro. Cellulare e algoritmo. E l’ultimo lo senti così spesso che hai smesso anche di chiederti davvero cosa sia.Il telefono non crea il problema. Lo amplifica. Trasforma il silenzio in assenza, la lentezza in fallimento, il dubbio in colpa.
Ecco perchè gennaio e febbraio pesano come macigni: sono mesi pieni di decisioni invisibili affiancati a uno schermo che continua ad accendersi con un ritmo tutto suo. Nessuno vede quando decidi di non ordinare qualcosa. Nessuno vede quando rinunci a una linea. Nessuno vede quando scegli di aspettare. Ma sono proprio queste decisioni a tenere in piedi un negozio nei mesi lenti.
Questi sai che sono? Sono mesi pieni di segnali.
Quando smetti di vedere questi mesi come un ostacolo da superare e inizi a guardarli per ciò che sono, succede una cosa semplice ma potente: ti si abbassa il rumore in testa.
Smetti di tirar fuori contenuti dal cilndro, non fissi più con rancorosa gelosia il negozio vicino e te ne freghi altamente delle ricorrenze che tu non senti e il tuo negozio non deve indossare per forza.
Inizi a sentire più chiarezza. La chiarezza non arriva come entusiasmo. Arriva come sollievo. Non fai di più. Fai meno cose, ma con meno attrito.
Perché stai partendo da qualcosa che conosci bene: il tuo lavoro reale.
La comunicazione smette di sembrarti una cosa in più da fare. Diventa una conseguenza naturale di ciò che stai già osservando. Ed è lì che cambia anche il modo in cui vivi i social: non più come una vetrina da riempire, ma come uno strumento per rendere leggibile ciò che fai.
Se stai cercando i 5 modi migliori per sfondare sui social ti risparmio tempo e ti dico subito che puoi smettere di leggere questo articolo. Non ci sono azioni supreme che magicamente faranno funzionare i tuoi social affinchè parlino la tua lingua e arrivino ai tuoi clienti ideali.
Perché il lavoro vero avviene prima.
E’ proprio quando il ritmo è più lento che si possono cogliere i segnali più evidenti.
Chi entra dalla porta? Che domande ti fanno i tuoi clienti? Che prodotti sono rimasti a prender polvere e quali sono passati solo per un attimo in negozio? C’è qualcosa che chiedono e tu non lo hai? O proponi qualcosa che il cliente non sapeva tu facessi? In che momenti il tuo negozio è pieno o è vuoto?
Potrei andare avanti, ma queste non sono domande teoriche. Sono la base di una comunicazione che non nasce a caso.
Dare un senso alle scelte (anche a quelle difficili)
Ogni scelta che compi nel tuo negozio è parte del racconto della tua attività. Quando impari a dar rilievo alle tue decisioni, il prezzo smette di essere un numero e diventa parte di una storia più ampia.
Smettere di comunicare solo le “novità”
Non tutto ciò che merita attenzione è nuovo. Anzi, spesso il valore più grande è proprio in ciò che dai per scontato.
Il lavoro quotidiano, le domande ricorrenti, le osservazioni che fai ogni giorno senza pensarci. Quello è materiale vivo.
Solo che nessuno ti ha mai detto che può diventare comunicazione.
Tradurre, non inventare
Non pensare che i social sono il luogo solo per la creatività forzata. Non ti chiedono di sfornare film da Leone d’Oro. Chiedono che tu traduca il tuo quotidiano in narrazione.
Semplifichiamo?
Vogliono che tu porti su quegli schermi quello che già sai fare, comunicandolo in modo che chi guarda possa capire, sentire, riconoscere.
Il telefono viene dopo. Sempre.
“Ma quindi devo essere sempre sui social?”
Ecco qua ti meriti la risposa secca. No. E questa è forse la cosa più liberatoria. Non ti si chiede di diventare influencer, di metterci il tuo faccino sempre e ovunque e nemmeno di portare la tua posizione su ciò che succede in parlamento europeo.
Devi solo smettere di partire dal posto sbagliato (il cellulare e ciò che gli altri fanno). Quando il lavoro che tu fai fuori dallo schermo è chiaro, la comunicazione smette di essere una fatica continua.
Non serve essere ovunque quando sai dove stai andando.
Quindi?
Gennaio e febbraio non sono mesi morti poverini. Sono solo momenti che chiedono silenzio, lettura e scelte.
Se li vivi come un vuoto, pesano.
Se li vivi come momenti di osservazione, diventano una base solidissima.
La comunicazione non nasce dall’urgenza. Nasce dallo sguardo.
Perché ho creato INNESTO
INNESTO nasce esattamente da qui. Dalla necessità di aiutare i negozi a leggere prima di comunicare.
Non è un servizio che parte dai social. Parte dal lavoro reale, dalle stagioni, dai momenti vuoti e pieni, e solo dopo arriva al telefono.
Si chiama così perché funziona come un innesto vero: non aggiunge qualcosa di estraneo, fa crescere meglio ciò che già c’è.
Se senti che gennaio e febbraio ti stanno parlando ma non sai ancora come ascoltarli, forse è il momento giusto per fermarti un attimoe iniziare a guardare nel modo giusto.
Se vuoi capire se INNESTO è adatto al tuo negozio, puoi scrivermi o visitare la pagina dedicata.
Non per correre di più. Ma per fare finalmente ordine.
Tante care cose,
Cate
Il bello si coltiva, il resto si pianifica.
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